Risarcimento danno Implantologia - Impianto dentale errato

risarcimento impianto dentaleL’impianto dentale è un dispositivo protesico utilizzato per “occultare” lo spazio libero lasciato da uno o più denti mancanti o estratti. Il dispositivo è “fisso”, costituito da una radice dentale artificiale, inseribile nella mascella o nella mandibola, e da uno o più denti artificiali.

Lo scopo principale di un impianto dentale è quello di riabilitare funzionalmente ed esteticamente la perdita o la mancanza di alcuni denti, sia che si trovino nell’arcata superiore che in quella inferiore. L’installazione di un impianto artificiale è, dunque, consigliata ogni qualvolta la mancanza di un dente causi al paziente difficoltà masticatorie o fonetiche, disagi estetici o rischi di causare lo spostamento dei denti sani adiacenti.

L’installazione di un impianto dentale è, ad ogni effetto, un intervento chirurgico, con tutte le conseguenze che ne derivano.

L’impianto dentale consta di tre parti principali:

  1. la cosiddetta vite endossea,
  2. il cosiddetto abutment
  3. e la vera e propria protesi dentaria che rappresenta, di fatto, la parte esterna dell’impianto dentale, che ha il compito di coprire la zona priva di denti.

Ebbene, l’impianto dentale funziona grazie ad un procedimento noto come “osteointegrazione”, in forza di cui l’impianto artificiale si “unisce” all’osso. In base alle conoscenze attuali, tale processo di unione si realizza solo quando l’impianto dentale è realizzato in titanio(o altri metalli estremamente affini).

Naturalmente, ove vengano utilizzato metalli diversi e/o materiali poco pregiati, il danno alla salute è altamente probabile.

Implantologia ed Intervento errato

Normalmente, la percentuale di successo dell’intervento è del 97%, sebbene un chirurgo esperto con impianti di prima qualità può realizzare anche interventi con una percentuale di successo del 99%. È evidente, dunque, che l’intervento non è di per sé rischioso, e lo diventa solo se effettuato con materiali scadenti e da medici privi di adeguata formazione.

È bene, dunque, conoscere anche le conseguenze di un intervento errato: tecniche chirurgiche inadeguate possono, infatti, produrre moltissimi rischi.

Basti pensare al rischio di mancata osteointegrazione, consiste nel rigetto dell’impianto, che si ha quando quest’ultimo non si unisce all’osso.

Inoltre, si possono verificare infezioni batteriche operatorie o post – operatorie, pericolose soprattutto nel caso in cui colpiscano il tessuto osseo che stabilizza l’impianto. Anche in tal caso si può, infatti, verificare la perdita dell’impianto stesso.

Nei casi più gravi, il processo infiammatorio viene definito “perimplantite” o malattia perimplantare.

Generalmente, l’infezione inizia a livello superficiale coinvolgendo il tessuto gengivale che si presentaarrossato e dolorante con sanguinamento più o meno accentuato.

Accade più spesso nei pazienti che non si presentano ai controlli e che non seguono una corretta igiene orale; anche in questo caso, se non si interviene tempestivamente rivolgendosi ad un (bravo) dentista, l’infiammazione andrà a progredire coinvolgendo anche il tessuto osseo in cui l’impianto è osteointegrato.

Infine, in casi piuttosto eccezionali, l’intervento errato può condurre sino alla frattura della vita endossea, dell’intero impianto artificiale o perfino al perpetuo disallineamento dei denti.

Ecco perché è sempre consigliabile rivolgersi a professionisti e non a dentisti che, in qualche modo, si improvvisino tali.

Influenza di un intervento errato sulle abitudini di vita del paziente

Non è difficile immaginare le conseguenze di un intervento errato sulla vita del paziente e dei propri familiari.

Per colpa di una “malpractice odontoiatra”, infatti, il paziente può trovarsi nell’impossibilità di masticare o nell’imbarazzo di mangiare di fronte ad altri, dovendo rinunciare ad ogni occasione di convivialità.

Ma non solo: nei casi peggiori, di rigetto dell’impianto o di perpetuo disallineamento tra i denti, il paziente può arrivare a vergognarsi perfino di uscire di casa, rinunciando del tutto alla propria vita relazionale.

La salute dei denti è, infatti, essenziale non solo sotto il profilo prettamente fisico, ma anche estetico e relazionale: raramente, un soggetto con i denti molto rovinati o a cui è stato sbagliato del tutto l’intervento continua a condurre una vita “normale”.

Il più delle volte, i pazienti si chiudono in loro stessi, provando un forte senso di vergogna di fronte agli altri.

La richiesta di risarcimento del danno

Fra le altre cose, l’intervento con cui viene inserito l’impianto dentale non è esattamente “economico”: il costo medio per un singolo dente va dai 1.200 euro ai 3.000 euro, mentre per l’intera arcata dai 4.000 euro fino a 30.000 euro.

Sono quindi palesi le conseguenze lesive subite dal paziente, anche sotto il profilo economico. Ecco perché è prevista la possibilità di agire contro il dentista e/o contro il centro dentistico per ottenere il risarcimento dei danni subiti, con il sostegno di un Avvocato preparato in tema di danni estetici e da implantologia.

La richiesta dovrà, ovviamente, essere effettuata per mezzo del proprio legale, che avrà cura di chiedere il risarcimento di tutte le voci di danno subite dal proprio assistito: si pensi, appunto, al danno meramente patrimoniale, consistito nella perdita economica subita; al danno biologico, consistente nella lesione dell’integrità psico-fisica; al danno morale, inteso come turbamento emotivo o vero e proprio patema d’animo sofferto dopo l’intervento, e così via.

Normalmente, la richiesta di risarcimento danni viene formulata dall’Avvocato, con l’avvertimento che, in mancanza di adempimento entro un certo termine, si procederà ad adire l’autorità giudiziaria nelle sedi opportune.

Risarcimento danni errato impianto dentale

La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sul punto in tempi estremamente recenti: con la sentenza n. 5128/2020, infatti, i giudici hanno sancito che il dentista che ha sottoposto il paziente a “trattamenti inutili e scorretti, per andare esente da responsabilità, deve provare che tali trattamenti non abbiano cagionato alcun pregiudizio alla salute della paziente, ossia che siano stati eziologicamente irrilevanti. L’aggravamento delle condizioni di salute è valutabile e ascrivibile al sanitario sotto il profilo della causalità giuridica.”

In altri termini, il dentista è responsabile, a meno che non provi che i trattamenti non abbiano causato danni alla salute del paziente, neppure sotto il profilo di un aggravamento delle sue condizioni.

Nel caso di specie, la paziente aveva agito in giudizio proprio per ottenere il risarcimento da parte di una clinica odontoiatrica a cui si era rivolta per un impianto dentale, e del dentista che l’aveva materialmente operata.

La donna, in particolare, lamentava che il trattamento sanitario eseguito (rimasto incompleto) avesse peggiorato le problematiche che già la affliggevano. Ella chiedeva, quindi, “il risarcimento dei danni patiti, patrimoniali e non patrimoniali, oltre alla restituzione degli importi corrisposti al dentista a titolo di compenso.

Ebbene, secondo i giudici di legittimità, la condotta lesiva del dentista emerge dagli effetti sulla salute della paziente ed è dimostrabile sotto il profilo della causalità giuridica.

Dunque, una volta dimostrato che la condotta del medico è stata gravemente imperita e dunque idonea a cagionare un aggravamento delle condizioni di salute del paziente, sarebbe onere del dentista dimostrare il contrario, ossia provare che“le cure effettuate sulla paziente, per quanto inutili e imperite, non abbiano avuto alcun impatto sulla salute della persona rispetto alle condizioni pregresse di salute, che il medico conosceva, anche in virtù del principio di vicinanza della prova (Cass. 18392/2017).